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Integratore e nutraceutico: questi due termini vengono, spesso ed impropriamente, usati indistintamente come ad indicare uno stesso prodotto.

Per integratore si intende un prodotto in grado di integrare la dieta alimentare perché carente di qualche elemento e che costituisce una fonte particolarmente concentrata di tali sostanze nutritive.

 

La definizione di nutraceutico

Il termine “nutraceutico”, coniato da Stephen De Felice nel 1989, è un neologismo sincratico di “nutrizione” e “farmaceutica”, riferito genericamente ad alimenti o parti di alimenti in grado di offrire benefici alla salute, per prevenzione e anche per il trattamento di malattie.

Come spesso accade, in mancanza di un ben definito ambito normativo, il termine “nutraceutico” ha assunto una valenza ancora più ampia, venendo usato spesso anche come sinonimo di “cibo funzionale” o “cibo progettato” (“functional food” e “designed food“). In realtà questi ultimi due termini andrebbero più correttamente riservati ad alimenti, simili nell’aspetto ad alimenti tradizionali, nei quali è stata addizionata una sostanza o più sostanze in grado di conferirgli particolari caratteristiche o benefici in termini di salute.

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Il mondo dell’integrazione

La definizione di integratore di per sé è correlata alla sua azione di “rimettere a posto i livelli” di un determinato elemento.

Il dato di fatto intorno a noi è che siamo quotidianamente bombardati da innumerevoli slogan di prodotti per migliorare o ritrovare uno stato di benessere ideale. Si parla di “integratore” nel senso più ampio del termine, ovvero riferito ad una vasta gamma di prodotti, dai più comuni integratori di “magnesio e potassio” a quelli con azione mirata, ad esempio per la perdita di peso.

Il “bombardamento” è anche responsabile di un’ottima riuscita commerciale del settore. Si stima che dal 2018 al 2019, all’interno dei punti vendita (farmacia, parafarmacia, GDO), si sia registrato un aumento globale superiore al 4% nella vendita d’integratori, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con un valore complessivo sopra i 3,2 miliardi di euro.

Prima di acquistare ed assumere un integratore dobbiamo quindi sapere…

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Diversi studi suggeriscono che in chi soffre di ipertensione, un’alimentazione ricca di EPA e DHA può abbassare significativamente la pressione sanguigna!

Tuttavia, non è possibile sfruttare questa proprietà degli acidi grassi Omega-3 semplicemente aumentando le porzioni di pesce introdotte con la dieta. Infatti, i pesci come il tonno sono ricchi anche di mercurio e, quindi, possono provocare l’effetto contrario e aumentare la pressione.

Quindi come comportarsi? In caso di ipertensione è preferibile assumere integratori nutraceutici che sapranno apportare i giusti livelli di EPA e DHA richiesti dall’organismo.

I grassi saturi sono quelli di origine animale e si trovano nel burro, nello strutto, nel lardo e in altri prodotti simili. I grassi saturi, contenuti nei prodotti di origine animale, sono difficili da metabolizzare e se ne viene fatto un largo uso possono causare un aumento del colesterolo con la naturale conseguenza di una maggiore predisposizione a malattie cardiovascolari.
La supplementazione nutraceutica a basso contenuto di grassi saturi, che raccoglie l’armamentario delle formulazioni contenenti principi naturali provenienti da alimenti, sta divenendo sempre più diffusa, per integrare ciò che l’alimentazione, o il modo di vivere e cucinare, non riescono più ad apportare.